CXIV

By Auteur inconnu

Porgete, donne, al nostro dir l'orecchio

s'amor vi scalda e 'ndura,

e vedrete scolpito in questo specchio,

che vi dimostra ogni anno la natura,

che l'età fresca e verde

col tempo si matura,

e ogni suo bellezza e vigor perde.

Tutta coperta d'erbe, fronde e fiori

vedete primavera

spargere al fresco vento mille odori;

scherzare a coppia e piú non gire a stiera

sotto le verde fronde

ogni uccello, ogni fèra

pel caldo umor che nelle vene abbonde.

Nuda la state, e dal sol cotta e tinta,

a costei viene a spalle,

di varie spighe il capo ornata e cinta;

e colla falce le biade già gialle

segando va or tutto,

fin ch'ogni poggio e valle

il fior conduca al disiato frutto.

Declina l'anno e l'autunno priva

gli arbor de' suo' onori,

e sotto i pié calcando l'uva stiva,

tutto giocondo il vin fa stizzar fuori;

e sotto il giogo preme,

arando, i franchi tori,

e per l'altr'anno in terra asconde il seme.

Squallido e rotto da pioggia e da vento,

grandine, diaccio e neve,

seguita il vecchio verno pigro e lento,

a se medesmo dispettoso e grieve;

chinando a terra il volto,

dove con seco in breve

degli altri tempi il sudor fie sepolto.

Ma lasso! donne, quanto è peggior sorte

la nostra che la loro:

l'anno ritorna e non gli nuoce morte;

a noi non val saper, bellezza o oro:

adunque in giovinezza

conosciàno il tesoro

che presto ci fie tolto da vecchiezza.