CXL. NEL GIORNO ONOMASTICO DEL SIGNOR LUIGI AUREGGI, PRESSO DI CUI L'AUTORE CON ...
Poni, io dissi al mio cor, poni giù il peso
De' lunghi affanni, e lieto
Déttami un carme che il gentil desío
De' cari amici adempia e insiem sia degno
Dell'amato e cortese ospite mio.
Così pregava, ahi lassa!, e in dolorose
Note nel suo segreto il cor rispose:
— Oh che dimandi, sventurata? Ancora,
Ancor tre luci, e l'ora
Dell'anno volgerà che la divina
Del tuo perduto amore alma diletta
Prese il volo del cielo e là t'aspetta. —
E a questo dire in pianto
Largo scorrente si converse il canto.
Tu, del canto signor, dunque per me
Ottieni, o padre, al mio tacer mercè:
Chè il labbro mio non può, se giusto miri,
Altro dar che sospiri.