CXL – Varano
Spinsi, qual uom mosso da voglie strane
Di cammin novo, su i parmensi liti
Le piante da la via retta lontane;
E campi attraversando, e rinverditi
Solchi, ove in frondi par che sviluppato
Il seme a biondeggiar le spiche inviti,
Dopo un bosco da querce annose ombrato,
Giunsi in aperto piano, in cui senz'arte
Stendeasi ricco di germogli un prato.
Il vasto loco pien di vario–sparte
Folte erbette, che nulla rbor, né fratta
Con intralciati rami ingombra o parte,
Dolce allargommi il cor, cui sembra intatta
A par del guardo aver sua libertate
L'immenso avidamente a scorrer atta.
Qui nel varco di quelle a fior smalatate
Piagge il fianco posai sotto rugoso
Olmo d'opache insiem foglie intrecciate,
Ove il puro aere, il rezzo ed il riposo
Grato a stanchezza invogliò più l'ingorda
Vista a vagar per l'ampio strato erboso.
Rotto ora il lato spazio era da lorda
Trave d'un altaleno, onde pendea
Vaso a trar l'acqua avvinto a docil corda,
Or da capanna vil, su cui serpea
L'ellera, i cerri ad agguagliar avvezza,
Che l'aride nel tetto alghe radea:
Rozzi obbietti al pensier; ma la rozzezza
Spirava per l'erbifera pianura
Lieta semplicità, se non bellezza.
Scorrea la morbidissima verzura
Favonio, cui son le odorate rose
E i molli gigli amica e facil cura,
E quelle umili piante e rugiadose
Piegando, inteneria colla diffusa
Aura le fibre lor sotterra ascose;
Mentre il passero grigio, e la delusa
Spesso da' rai de gli aggirati specchi
Lodola, e a l'arduo vol la rondin usa,
Aleggiando scegliean i levi stecchi
Per tesser nido a la futura prole
Di molle creta e di sermenti secchi.
Il suolo, ove arator non mai si duole
Che a fecondarne i germi indarno ei sudi,
Di cui cultor è con Natura il sole,
Sì adescato m'avean, che a me que' rudi
Campi s'offrian leggiadramente ameni
Più assai de' colti co' più eletti studi.