CXL – Varano

By Giacomo Leopardi

Spinsi, qual uom mosso da voglie strane

Di cammin novo, su i parmensi liti

Le piante da la via retta lontane;

E campi attraversando, e rinverditi

Solchi, ove in frondi par che sviluppato

Il seme a biondeggiar le spiche inviti,

Dopo un bosco da querce annose ombrato,

Giunsi in aperto piano, in cui senz'arte

Stendeasi ricco di germogli un prato.

Il vasto loco pien di vario–sparte

Folte erbette, che nulla rbor, né fratta

Con intralciati rami ingombra o parte,

Dolce allargommi il cor, cui sembra intatta

A par del guardo aver sua libertate

L'immenso avidamente a scorrer atta.

Qui nel varco di quelle a fior smalatate

Piagge il fianco posai sotto rugoso

Olmo d'opache insiem foglie intrecciate,

Ove il puro aere, il rezzo ed il riposo

Grato a stanchezza invogliò più l'ingorda

Vista a vagar per l'ampio strato erboso.

Rotto ora il lato spazio era da lorda

Trave d'un altaleno, onde pendea

Vaso a trar l'acqua avvinto a docil corda,

Or da capanna vil, su cui serpea

L'ellera, i cerri ad agguagliar avvezza,

Che l'aride nel tetto alghe radea:

Rozzi obbietti al pensier; ma la rozzezza

Spirava per l'erbifera pianura

Lieta semplicità, se non bellezza.

Scorrea la morbidissima verzura

Favonio, cui son le odorate rose

E i molli gigli amica e facil cura,

E quelle umili piante e rugiadose

Piegando, inteneria colla diffusa

Aura le fibre lor sotterra ascose;

Mentre il passero grigio, e la delusa

Spesso da' rai de gli aggirati specchi

Lodola, e a l'arduo vol la rondin usa,

Aleggiando scegliean i levi stecchi

Per tesser nido a la futura prole

Di molle creta e di sermenti secchi.

Il suolo, ove arator non mai si duole

Che a fecondarne i germi indarno ei sudi,

Di cui cultor è con Natura il sole,

Sì adescato m'avean, che a me que' rudi

Campi s'offrian leggiadramente ameni

Più assai de' colti co' più eletti studi.