CXLI

By Ludovico Leporeo

O torme infauste d'Erebo e di Lete,

Eumenidi d'Averno, Arpie di Dite,

Febri voraci, a che turbar venite

Di Milla il dolce sonno e la quiete?

Vespe crudeli, il sangue suo suggete,

E gli ostri de le labra iscolorite,

E quei favi soavi inamarite

Col velen che al bel sen crude infondete.

Ove è il rossor de le vermiglie gote,

Pallide quai viole divenute

Quando Rovaio od Austro le percuote?

Ove il brio de' begli occhi e la virtute,

Che fare allegro ogni cor egro puote,

E nel guatar altrui recar salute?