CXLII – Varano
Vago di penetrar perché Natura
Non mai d'Arno gli umori appien consumi,
E incerto ancor se del mar l'onda impura
Per sotterranee ghiaie e schiusi dumi
Feltrata salga a le montagne, e scenda
Partita in rivi ed in perpetui fiumi;
Io l'erta ascesi d'una roccia orrenda,
Che in mezzo a l'appennine Alpi nevose
Le vie tosche e l'emilie avvien che fenda;
Ch'ivi scontrando ognor le rigogliose
Acque scorrenti da l'origin prima
Disvelarne credei le fonti ascose.
Stendeasi larga quell'alpestre cima
In scabri sì, ma rinverditi prati,
Benché ad aspro soggetti indocil clima.
Questi d'argin informi e di solcati
Dorsi e di gore e d'ineguali fosse
In varie strane fogge eran vergati.
Cento scorgeansi in essi, ove serbosse
La pioggia, late vasche, altre già vote
D'acqua, altre sceme, altre ricolme e grosse.
Di là salii balze più eccelse, e note
Solo a i rapaci augelli, e trovai boschi,
Spelonche e abissi, in cui giaceano immote
Le nevi e ghiacci, o splenda il giorno o infoschi,
Non mai squagliati, perché troppo inerte
È il sole a riscaldar quegli antri foschi.
Vidi in altre caverne al ciel scoperte
Grondar le linfe dal pendio condotte
De le inzuppate e a i raggi terre aperte;
E da più alte selve altre dirotte
Fonti precipitando in tufi e in greppi
Perdersi dentro a fesse rupi e a grotte.
Lassù pur il cammin fra schegge e ceppi
Rosi, e pomici mai non viste altrove,
Tentai, né come il superassi io seppi;
E colà rimirai voragin nove,
E rappresi entro a quelle e sciolti umori
Del libic'Austro per l'estreme prove,
E campi squallidissimi, peggiori
Di quel ch'uom finger possa, alberghi solo
Di nevi e di gelate acque e d'orrori.
Da tai di tante piogge in erto suolo
Serbatoi vasti un sovra l'altro stanti,
E dal vario del Sol girar dal polo,
E da i venti fra lor vario–spiranti,
E da i vapor che il sotterraneo foco
Alza entro al monte, e striscian fuor grondanti,
Argomentai che il misto ordin del loco
A prestar atto sia continue l'onde
Spinte in giù da la scesa a poco a poco
O fra sterili sassi, o erbose sponde;
E il fiume tragga sol perenni l'acque
Da i montani antri e vasche, e non d'altronde.