CXLII

By Guittone d'Arezzo

Ahi, como è ben disorrato nescente

qual piò tiensi saccente,

se divin giudici'onn'intender crede,

e ciò che lo saver suo non ben sente

reo stimar mantenente,

unde Dio dice iniquo e perde fede!

Mira, o superbi'om desconoscente,

se ben te scerne mente,

onne opera d'om, che meglio vede:

ben male e male ben dice sovente.

Come dunque sì gente

devine schernerai? Pens'ov'è fede.

Minor mal è pensar non sia Deo

che non pensarlo reo;

ché como necessaro ello pur sia,

è ch'ello bono sia,

ve se non bono, non Dio. Che dunqu'eo?

Se lui bon credo, e che far creder dia?

Oh, che fella mattia

dir alcun: – no è bon, ché ben non veo! –

e: – fallir pria creo

divina bonità, che scienzia mia! –