CXLIII

By Domenico di Giovanni

Qua si manuca quando l'uomo ha fame,

Senza aspettar Toiano, o le tre ore;

Bene a me in fin qua vien grand'odore,

Quando di purgatorio esce il tegame.

Qua si cucina in pentole di rame,

Ch'a mangiar la minestra è un dolore;

Non vi dico la carne d'un colore

Proprio di man, ch'usin filar lo stame.

E se nulla ci manca, abbiamo un cuoco,

Che tien la carne sotto la grondaia,

E colla neve strutta mette a fuoco.

Sì ch'io ci temo di non far gozzaia,

Che 'n vero mi parrebbe un nuovo giuoco

Avere a star rinchiuso in colombaia.

Sicché per ritornare alla callaia,

Non mangio cosa, che niun pro mi faccia,

E già la Quarantina mi minaccia.