CXLIX – Varano
Ed ecco un carro aspro di gemme, e in guisa
Di gloriosa pompa e trionfale,
E sovra il carro eterna donna assisa.
Cinta è da manto inargentato, quale
Di colma luna avvien che il disco allumi;
In cui tinti da man d'arte immortale
Splendon uomini e belve, e in vari lumi
La notte, il giorno e la nascente aurora,
E quanta terra abbarccian mari e fiumi.
Grave pensoso ha il viso, e ad ora ad ora
Rifolgora seren; ch'alto sospesa
Fiamma triangolare il crin le indora.
Un occhio a par di viva stella accesa
Le irraggia il sen; l'eburnee dita strette
De la sinistra arcata in parte e stesa
Tien su libro fatal chiuso da sette
Infrangibil sigilli, in cui l'impresso
Divino Agnel l'immagin sua riflette.
Piega ella il destro braccio, e su convesso
Scudo l'appoggia: tra fulminee strisce
Chi è forte a par di Dio? leggesi in esso.
La mano un vaso in rovesciar largisce
Rorido umor che per le fibre gira
D'ogni terreno germe, e lo nudrisce.
Niuna o queta belva o indocil tira
L'augusto carro vincitor de i venti,
Ché spirito motor le rote aggira.
Cento e più legion di spirti intenti
De la provvida donna al cenno, e pronti
Mostra ampia fean d'innumerabil genti:
Altri custodi eletti a i laghi e a i fonti
Dolci, altri a le salse acque, altri a le valli
Erbose, ed altri a i boschi opachi e a i monti:
Altri a i marmi, a le gemme ed a i metalli,
Altri a gli astri, e a l'insolite comete
Igneo–crinite su gli eterei calli.