CXLIX – Varano

By Giacomo Leopardi

Ed ecco un carro aspro di gemme, e in guisa

Di gloriosa pompa e trionfale,

E sovra il carro eterna donna assisa.

Cinta è da manto inargentato, quale

Di colma luna avvien che il disco allumi;

In cui tinti da man d'arte immortale

Splendon uomini e belve, e in vari lumi

La notte, il giorno e la nascente aurora,

E quanta terra abbarccian mari e fiumi.

Grave pensoso ha il viso, e ad ora ad ora

Rifolgora seren; ch'alto sospesa

Fiamma triangolare il crin le indora.

Un occhio a par di viva stella accesa

Le irraggia il sen; l'eburnee dita strette

De la sinistra arcata in parte e stesa

Tien su libro fatal chiuso da sette

Infrangibil sigilli, in cui l'impresso

Divino Agnel l'immagin sua riflette.

Piega ella il destro braccio, e su convesso

Scudo l'appoggia: tra fulminee strisce

Chi è forte a par di Dio? leggesi in esso.

La mano un vaso in rovesciar largisce

Rorido umor che per le fibre gira

D'ogni terreno germe, e lo nudrisce.

Niuna o queta belva o indocil tira

L'augusto carro vincitor de i venti,

Ché spirito motor le rote aggira.

Cento e più legion di spirti intenti

De la provvida donna al cenno, e pronti

Mostra ampia fean d'innumerabil genti:

Altri custodi eletti a i laghi e a i fonti

Dolci, altri a le salse acque, altri a le valli

Erbose, ed altri a i boschi opachi e a i monti:

Altri a i marmi, a le gemme ed a i metalli,

Altri a gli astri, e a l'insolite comete

Igneo–crinite su gli eterei calli.