CXLVI

By Giusto de' Conti

Va, testimon della mia debil vita,

Nanzi all'altero et venerabil fronte,

Appiè del bel fiorito et sacro monte;

Mira se l'alma nostra indi è partita.

Ivi è la vista, che a ben far m'invita

Et d'ogni mia salute il vero fonte;

Ivi son, lasso, quelle man sì pronte,

Ond'io soffersi l'immortal ferita.

A lei t'inchina et di, ch'io più non posso:

Il core è stanco, et stanchi i miei pensieri,

Vivendo sempre dal mio ben lontano:

Ma pur l'usanza con la morte addosso,

Vuol che in tanta aspra guerra pace io speri

Dalla benigna et sua pietosa mano.