CXLVI
Poiché 'l ciel ne concede questa notte
che liberi con voi parlar possiamo,
lasciato abbiàn le nostre oscure grotte
e qui venuti siamo,
ove anche star vogliamo,
come non men che 'n noi bruti animali,
vizi e virtù si trovan ne' mortali.
Non sol crudele è 'l tigre e l'orso iroso,
la golpe astuta o superbo il lione,
o 'l selvaggio cignial lussurioso,
o rapace il falcone;
ché l'uom, c'ha la ragione,
spesso non pure un sol, ma tutt'insieme
gli orrendi vizi nostri asconde e preme.
Ma com'è il can fedel, pietoso il cigno,
e 'l gagliardo cammello obbediente,
e l'elefante sí dolce e benigno,
la formica prudente,
l'uom, ch'è piú eccellente,
può delle virtù nostre tutto ornarsi,
e per fama nel mondo eterno farsi.
Or perché le virtù possiate amare
e porre a' vizi il fren color che gli hanno,
noi vi vogliàn queste sorte donare
che ve gli scopriranno:
né quel ch'elle diranno
vi sbigottisca, ché, se voi vorrete,
colla prudenza il ciel dominerete.