CXLVII. PER UN ESEMPLARE DEL SERMONE SULLA MITOLOGIA SCRITTO IN BEL CARATTERE DA...

By Vincenzo Monti

Parto d'irato ingegno,

Sermon mio meschinello,

Magro esangue deforme anzi che bello

Io ti temeva, e degli sguardi indegno

Del mio severo amico

Carlo, re dell'onore, e senno antico.

Or donde avvien che brutto

Più non mi sembri, e tutto

Da quel di pria diverso

Gaio mi splendi e ben nutrito e terso?

Dond'è?... Ma folle! che vaneggio adesso?

Tu sei sempre lo stesso:

E parer ti fa bello

La man che ti trascrisse, o meschinello;

Magica man, che, quando

Sulle corde sonore

Scorre maestra, altrui rapisce il core.

Di tanto onor superbo

Rispondi dunque a chi ti morde acerbo

— Me rigido sermon, ma per dispetto

Da certa gente detto

Classica ciancerulla,

Angelica fanciulla

Esemplò di suo pugno; e dal sereno

De' suoi begli occhi scese

La virtù che mi rese

Degno d'un guardo del severo amico

Carlo, re dell'onore, e senno antico. —

Ciò dirai: ma pon mente

Che al sovrano parer di certa gente

Tu sei sempre un nonnulla,

Una classica e sciocca ciancerulla;

E che il meschin tuo padre affascinato

Da quel ciarlon d'Omero,

Nel romantico impero

Senza rimession scomunicato,

Va urlando versi sì dannati e strani

Che ne puoi disgradar Giorgi e Stoppani.