CXLVII. PER UN ESEMPLARE DEL SERMONE SULLA MITOLOGIA SCRITTO IN BEL CARATTERE DA...
Parto d'irato ingegno,
Sermon mio meschinello,
Magro esangue deforme anzi che bello
Io ti temeva, e degli sguardi indegno
Del mio severo amico
Carlo, re dell'onore, e senno antico.
Or donde avvien che brutto
Più non mi sembri, e tutto
Da quel di pria diverso
Gaio mi splendi e ben nutrito e terso?
Dond'è?... Ma folle! che vaneggio adesso?
Tu sei sempre lo stesso:
E parer ti fa bello
La man che ti trascrisse, o meschinello;
Magica man, che, quando
Sulle corde sonore
Scorre maestra, altrui rapisce il core.
Di tanto onor superbo
Rispondi dunque a chi ti morde acerbo
— Me rigido sermon, ma per dispetto
Da certa gente detto
Classica ciancerulla,
Angelica fanciulla
Esemplò di suo pugno; e dal sereno
De' suoi begli occhi scese
La virtù che mi rese
Degno d'un guardo del severo amico
Carlo, re dell'onore, e senno antico. —
Ciò dirai: ma pon mente
Che al sovrano parer di certa gente
Tu sei sempre un nonnulla,
Una classica e sciocca ciancerulla;
E che il meschin tuo padre affascinato
Da quel ciarlon d'Omero,
Nel romantico impero
Senza rimession scomunicato,
Va urlando versi sì dannati e strani
Che ne puoi disgradar Giorgi e Stoppani.