CXLVIII. IL BUON CAPO D'ANNO ALL'AMICO CAV. CARLO LONDONIO E ALL'EGREGIA SUA CON...
Pegno di santo affetto,
In tuo stile negletto
Tu non sei così bello, augurio mio,
Come belle son l'alme a cui t'invìo:
Ma il cor che t'accompagna,
Il cor sia quello che ti renda accetto.
Sicuro della magion dunque cammina
Di Carlo e d'Angiolina:
E, giunto innanzi a quelle
Di che il ciel li beò care donzelle,
Tu non fiatar, ma lascia
Che con parola semplice e pudìca
Per te favelli il core e così dica:
— Fior di grazia e di beltate,
Angiolette avventurate,
Il cui dolce e casto riso
Schiude in terra il paradiso;
Un cor puro un cor che sente
Vi saluta riverente;
E al novello aprir dell'anno
Prega il ciel che lunghi e adorni
D'ogni gaudio e senza affanno
Tutti infiori i vostri giorni,
E trasfonda in voi del padre
Le virtudi e della madre. —
E qui tu, schietto augurio mio, ripiglia
Con umile preghiera,
Che dalla falsa schiera
Di quei che la stagione in giro manda
Ti pongano da banda: perchè quelli,
Chi ben dentro li guarda e non di fuore,
Del costume son figli; e tu d'amore.