CXV

By Benvenuto Cellini

Quanti, lasso, sospir, lacrime quante

m'escon dagli occhi e dal profondo petto;

ahi, a quanti aspri dolor son io suggetto,

e a che pene e sospiri, afflitto amante!

Sempre l'alta beltà mi sta d'avante,

né si diparte mai dal mio concetto

la propria effige del suo bell'aspetto,

e per tempo vie più mi fa costante.

Lasso, ahimè, che non m'accorsi in pria

ch'e' dolci sguardi e l'accoglienze care

furo 'l mio danno, anzi la morte mia.

Conviemmi per mio mal dunque gustare

di giorno in giorno per mala fortuna mia

martìr, pene, dolor, vivande amare.