CXVI (122)

By Luca Contile

Caro Gosellin mio, se quanto scrivo

è per piacere a chi men piace il mondo,

non credo che qual sia pensiero immondo

biasmi tanto sudor se ben l'è a schivo.

Non fu già mai sì di giudizio privo

–cerchisi 'l cristianesmo attondo attondo–

chi dir potesse: qui lieto e giocondo

senza timor de l'altra vita, io vivo.

Anzi qualunche sia d'umana forma

o sia di gaudio o di mestizia casso,

che quanto nuoce il ben terrestre pruova.

Veggiam la morte o 'l tempo che disforma

tutte le cose, e sol nel duro passo

de' bei pensier la ricordanza giova.