CXVII

By Francesco Beccuti

Ripanzio mio, per far venire a riva

lo stanco legno tuo, si mosse un fiato,

ch'al suo dolce spirar, soave e grato,

l'aere e l'onda mormorar s'udiva;

i miei sospiri, a cui la strada apriva

il rimembrar del tuo misero stato

giunsero in poppa a la dolce aura a lato,

onde a vele gonfiate in porto giva.

Era sereno il ciel, l'aura tranquilla,

quieto il mar; ma nulla, aimè! ne valse

contra la rabbia di Cariddi e Scilla.

So che d'un tal naufragio assai ti calse;

ma premer non ti dee s'ogni favilla

resta seco Sommersa in l'onde salse.