CXVII
Quanta ignoranza vostra mente oscura,
miser, suggetti a sí crudel signore,
il qual, per suo natura,
con fatica e sudore
s'acquista e tiensi con molta paura;
e 'n questo dolce errore
forse qualcun talora esser vedrai
stanco per guadagnar, sazio non mai.
D'un vil metallo han fatto un loro dio,
onde ciaschedun poi sospira e geme;
e perché frutto rio
fa sempre il tristo seme,
mai trova fin questo bestial disio:
ma raccogliendo insieme
la spera del Broncone e 'l Drago mostra
quanto sia grave la miseria vostra.
Ma se pure il tesor fa l'uom contento,
è molto breve la felice sorte:
spógliati in un momento
la fortuna e la morte,
e 'l nome è in terra e 'n cielo spento;
quant'è virtù piú forte
che l'uom dopo la morte fa immortale,
e portal sopra il ciel colle sue ale!
Di poi che 'l nostro dir par che non mova
l'alme ostinate sotto il ricco ammanto,
s'al mondo ancor si trova
còr generoso tanto,
(sebben con altro alla virtù non giova)
almen si dolga alquanto
che virtù giace e non n'è fatto stima,
e 'l vizio col tesoro è posto in cima.