CXVII

By Ascanio Pignatelli

Signor, ben sembro anch' io povero oscuro

Sepolcro a te, cui breve spatio è il mondo,

Ma più del primo tuo rozzo, et immondo,

Fetido già di mille colpe, e 'mpuro;

Quel marmo del mio cor sì freddo e duro

Ecco a te s' apre, e dentro in lui t' ascondo,

Tu risorgendo passa, u' chiusi in fondo

In me i tuoi doni, e tante gratie furo,

Che, qual già i primi padri, hor queste in mano

A signor crudo in prigion cieca indegna

Giacquero volte a vil servitio, e vano;

Scioglile tu, tua sol l' alma divegna,

Che per te fu creata, e 'l core insano

In voce e 'n atti a riverirti insegna.