CXVIII

By Giusto de' Conti

Quando talor condotto dal disio

Con gli alti pensier miei trascorro in parte,

Per iscolpir, se mai potesse, in carte

Quegli occhi che fan foco nel cor mio,

Ritrovo altra opra, che mortale: ond'io,

Fra tante maraviglie ivi entro sparte,

Perdo l'ardire et la ragione et l'arte,

Sì che me stesso et l'alta impresa oblio.

Ma poiché l'occhio del pensier si sbaglia,

Et le virtudi afflitte, in sé imperfette,

Soffrir non pon l'alteza dell'obietto,

La voglia che sospinse l'intelletto

In mezo al cor, come ella può m'intaglia

Cose ligiadre assai, ma non perfette.