CXVIII

By Guittone d'Arezzo

Non mi credea tanto aver fallato,

ca mi celasse mostrar so clarore

la rosa del giardino, a cui son dato,

perder potesse per altrui furore.

Non so perché mi avvenga, isventurato!

Ché sopra me non fu mai servidore

d'amarvi, fresco giglio dilicato:

nova ferita avi' data al meo core.

Per Deo, vi prego, non siate altera;

poiché 'l meo core avi' 'n vostro tenore,

nol sdegnate tener vostro servente.

Non è ragion che lial servo pera:

se ciò avvien, gran falsità fa Amore,

lo quale nasce cotanto sovente.