CXVIII

By Auteur inconnu

Maestri siàn di far misure a braccia:

guardate se ci è nulla che vi piaccia.

Natural cosa, donne, è la misura,

ma spesso còlto ci è chi non s'ha cura;

il viso è quel che mostra la natura

di color con chi altri ognor s'impaccia.

Queste son quattro braccia e queste dua:

chi lunga o corta, ognun si tien la sua;

ma a dirvi il ver, non è piú mia che tua,

che l'un l'altro serviam, se se ne spaccia.

Delle piú belle abbiàn ch'ognun non vede,

e pruova né può far chi non lo crede:

oh, quanta gente ognor ce ne richiede!

Così crediàn ch'a voi quest'arte piaccia.

Bisogna che sien dua a misurare,

ed è piú faticosa che non pare;

a dirvi il ver, la diritta è provare,

chi vuol che questa cosa piú gli piaccia.

La punta innanzi va: fate così;

e' ci sa mal non esser fuor di qui,

ma se no' siàn tra voi e noi un dì,

appunto mosterrén come si faccia.

Fate pur che diritta stia la canna;

e ben s'accosti perché meglio appanna,

e piú ve n'entra assai e men s'inganna:

ponete mente or voi come si faccia.

Il terzo è qui e 'l quarto ha questi segni;

donne, volete voi che vi si 'nsegni

conoscer qual misura in ognun regni?

Aprite gli occhi e guardateci in faccia.

I panni vari son, qual largo o stretto,

e così la misura; ecco 'l passetto:

un braccio o dua o tre, quest'è l'effetto;

chi vuol buona misura a noi si faccia.