CXVIII

By Benvenuto Cellini

Da questo carcer basso,

o Dio, o Dio immortale, io pur ti chiamo,

dal duolo stanco e lasso.

Avvinto io sono, e da te merzé bramo.

Apri l'orecchie al pianto mio, ch'i' passo.

Qual dentro a questo sasso

fie senza errori? o s'amendar ci voglia,

qual de' tuo' servi mai resister possa?

Di sangue, carne e d'ossa

fragil composti siamo, e con tua voglia;

deh! abbia ormai pietà di nostra doglia.