CXX. IL CESPUGLIO DELLE QUATTRO ROSE, PER LE NOZZZE DI D. ROSA TRIVULZIO CON D. ...

By Vincenzo Monti

Dimmi, Amore. In questo eletto

Giardin sacro alla pudica

Dea del senno e tua nemica,

Temerario fanciulletto,

A che vieni? O fuggi; o l'ali

Tu vi perdi, ed arco e strali.

Al tiranno iddio de' cuori

Ogni passo qui si chiude:

Qui Minerva alla Virtude,

A lei sola edùca i fiori.

Fuggi, incauto; o preso al varco

Perderai gli strali e l'arco. —

Ride Amore; e, — In error vai,

Mi risponde. Amico io sono

A Minerva; e ti perdono

Se m'oltraggi, e ancor non sai

Che a Virtude io serbo fede

Più che il volgo non si crede.

E per lei qui appunto or vengo

A spiccar dal cespo un raro

Fior gentile, un fior che caro

A lei crebbe, e di me degno. —

Così parla: e con baldanza

Nella chiostra il passo avanza.

E di quattro intatte rose

Ad un cespo s'avvicina:

Tre che aperte in su la spina,

Ma guardate e mezzo ascose,

Riempìan quel chiuso rezzo

D'un divino e dolce olezzo:

E la quarta il bel tesoro

Di sue foglie amorosette

All'aperto ancor non mette.

Ma la prima in suo decoro

Dir parea: — Nessun m'adocchi;

Ch'io son d'altri, e non mi tocchi. —

Allor dissi: — Ingiusto cielo!

Perchè tarda il suo desire?

Perchè farla, oh dio, languire? —

E sì vaga in su lo stelo

Risplendea, che m'era avviso

Fosse nata in paradiso.

Uno sguardo che dicea

— Non temer — le porse Amore;

E baciolla. In bel rossore

A quel bacio io la vedea

Infiammarsi, e poi modesta

Inchinar la rosea testa.

Lieto intanto il dio gentile

Con un dardo aperse il folto

Delle spine, ond'era involto

Del cespuglio il verde aprile,

E la man tra fronda e fronda

Ratto stese alla seconda.

Quella rosa che in Citera

Fu del sangue colorita

Di Ciprigna il piè ferita,

Sì vezzosa, ah no! non era.

Questa, il giuro; e sia con pace

Della diva; è più vivace.

Dolce l'aura l'accarezza,

Schietto il sol di rai l'indora,

Fresca piove a lei l'Aurora

Le sue perle: e una vaghezza,

Uno spirto intorno gira,

Che ti grida al cor — sospira. —

Tale e tanta in sua beltate

Dallo stelo ancor crescente

La divise quel potente

Re dell'alme innamorate:

L'agitò; le luci affisse

Nel bel fiore; e così disse:

— Desío d'alma generosa,

Di Minerva dolce cura,

Dolce riso di natura,

Cara al ciel Trivulzia Rosa;

Il tesor che in te si chiude

Io consacro alla Virtude.

E Virtù che sola al mondo

Fa l'uom chiaro e lo sublima,

La Virtù che sola è cima

Di grandezza, e il resto è fondo,

Farà lieta in suo giardino

La tua vita, o fior divino.

Or tu, vate; se felice

Mai ti feci e mio cantore;

Scrivi il fatto che d'Amore

Qui vedesti; e all'alma Bice

Di' che saggio ognor sarò,

Di' che al cespo tornerò;

E corrò.... — Ma, posto il dito

Su le labbra, il dir sostenne;

E disparve. Allor mi venne

Nella mente appien chiarito,

Che a Virtude Amor tien fede

Più che il volgo non si crede.