CXX

By Francesco Beccuti

Non men, Licida mia, dolce favella

la vostra canna in chiaro suono e tòsco,

che sia bella colei ch'io riconosco

o per ninfa di Cinzia o per sorella:

e s'un tratto v'ascolta, io spero ch'ella

in soave liquor volgerà il tòsco.

Ite sicuro omai ch'Amor vien vosco

a narrarle il martìr che vi flagella.

Ella non può, tra folte siepi stretta,

trasformarsi, fuggendo, in verde alloro,

e 'l piacevol terren tal pianta sdegna.

Itene pur, che se ne sta soletta,

quando torna il padrigno al suo lavoro

ed il tenero armento in mandra segna.