CXXII. IL RITORNO D'AMORE AL CESPUGLIO DELLE QUATTRO ROSE PER LE NOZZE DI D. CRI...

By Vincenzo Monti

Al bel cespo delle rose

Ritornar promise Amore;

E tornò. L'aspro rigore

Delle brine ai fior dannose

Si dilegua: ed ecco ei coglie

L'altra rosa, e sua fè scioglie;

L'altra rosa che languente

Per timor d'un tardo aprile

Ravvivò quel dio gentile

Col suo bacio onnipossente;

Onde fatta era sì bella

Che del dì parea la stella.

E sì dolce innamorava,

Sì rapìa, che, fermi e fissi

Gli occhi in lei, sovente io dissi

Come il cor significava:

— Se più tarda il suo desío,

Ah! l'invola un altro iddio. —

Ma lo sguardo de' mortali

Mal de' numi all'opre arriva,

E la nostra estimativa

Dietro a quelle ha corte l'ali.

Congiurato con Amore

Custodìa quest'almo fiore

Quel diritto iddio severo

Che suo trono sempre pose

Sol nell'alme generose;

Quell'iddio che, lieto o nero

Volga il tempo, non cancella

Mai decreto; e Onor s'appella.

Ed Amor che tolto avea

A compirne il giuramento,

Alla sua bell'opra intento

Degli stolti in sè ridea;

Degli stolti a cui segrete

Son le vie delle sue mète.

Ma segrete a te non furo,

Genio insùbre di leggiadre

Nobil'alme antico padre;

Chè presente all'alto giuro

Suonar fêsti i voti ardenti

Del tuo petto in questi accenti:

— Delle Grazie e di Minerva

Dolce studio e caro orgoglio,

Di bel ramo bel germoglio,

Salve! e sempre arrida e serva

Alla tua beltà pudica

La stagion de' fiori amica.

Sia perenne in su lo stelo

Il fiorir delle tue foglie:

La virtù che in te s'accoglie

Mai non stringa acuto gelo;

E del cielo ingiuste l'ire

Mai non faccia il tuo languire.

Voi che morte saettate

Alle piante tenerelle,

Vampe estive; e voi procelle;

Via fuggite, non toccate

Questo fior che tutto è riso;

Tutto fior di paradiso.

A blandir sue caste frondi

Vien tu solo, o carezzante

Venticel di Clori amante;

Vieni; e l'aura lo fecondi

Che dal verno resoluta

Ogni pianta al parto aiuta.

E se muove atro livore

All'offese i serpi infidi,

De' tuoi strali ah tu gli uccidi,

Della luce almo signore,

E sia sempre tutto riso

Questo fior di paradiso. —

Così disse: e più lucente

Al finir delle parole

Fiammeggiò dall'alto il sole;

E tonar s'udì repente

Questa voce: — O mia diletta,

Dell'invidia avrai vendetta.

Sì l'avrai, mia fede è pura:

Ed Amor felice a pieno

Ti farà su questo seno:

Ad Amore Onor lo giura,

Quell'Onor che a mille prove

Agl'insùbri è più che Giove. —

Quale in cielo è la fragranza

Che di Venere il vermiglio

Labbro spira e il sen di giglio

Fuor di tutta umana usanza,

Sì che Giove pon giù l'ira,

E ogni dio d'amor sospira;

Tale al suon della nascosa

Voce amica si dischiuse,

E un divino odor diffuse

La gentil Trivulzia Rosa.

Infiammossi in vaga mostra

Del color che il volto innostra:

E parea d'amor la diva,

Quando intatta e vereconda

Verginetta uscìa dell'onda.

Così questa: e ardea sì viva

La sua porpora e sì bella,

Che del dì vincea la stella.