CXXII

By Giovan Battista Nicolucci

Dunque costei, che per mia pace tolsi,

e per un ben maggior d'ogni altro elessi,

avrà co' suoi tanto i miei spirti impressi

ch'io non potrò svoler quel che già volsi?

L'effige sua con la mia pena accolsi,

e i desir e i pensieri ardenti e spessi

fien di morte crudel fidati messi,

e il cor non svolverò, s'a doglia il volsi?

Con sollecito studio, affanno, e tempo,

adoprando natura, ingegno, ed arte,

potuto avrò turbar l'almo riposo,

e per temprar lo strazio empio amoroso

con la ragion, che il troppo affetto parte,

sì pronto non sarò, ch'io non sia a tempo?