CXXII.

By Luigi Tansillo

Occhi, nel cui splendor mirando il sole,

Sente a' suoi raggi raddoppiar gli ardori;

Guardo seren, che te stesso innamori

E a me fai caro ciò che più mi dole;

Bocca gentil, che a l'oriente invole

Il pregio de le gemme e de gli avori,

Uscio del paradiso, ond'escon fuori

Note celesti, invece di parole;

Se, quanto a gli occhi miei voi siete care,

Tanto Apollo al mio stil fosse cortese,

Mille e mille anni vi farei nomare:

Le genti che verran, d'invidia accese,

O bellezze, diriano, al mondo rare,

Beata chi vi vide e chi v'intese.