CXXIII – Baruffaldi

By Giacomo Leopardi

In così dir, si vide il pargoletto

Che al sen tenea, rimpicciolirsi a un tratto;

Le braccia in ali, e 'l labbro in sottil rostro

Cangiarsi; e un augellin tutto comporsi;

Che la lingua sciogliendo in dolci canti,

Lamentevoli sì, ma pur soavi,

Rapido saltellava e sen fuggia;

Rapido ritornava sorvolando,

Rapido s'aggirava, ed incostante

Ritornava a la madre; né sapea

Dove tornar, dove fuggir cantando,

Se a lei sul crin, su gli omeri o sul seno

O sul materno braccio non posava;

Senza saper quai sian le poppe o 'l grembo;

Ché nulla più de la primiera immago

Vedea, né di sua madre ombra apparia.

Poiché Canopia in quel medesmo punto

Sentissi il piè fatto radice, e tutto

Vide (se a veder più valeano gli occhi)

Assottigliarsi il corpo in verde canna;

Le mani in foglie, e 'l crin converso in tiglio;

Né più aver fronte, ma un cespuglio misto

Di frondi minutissime e di fiori

Verdastri; e d'un odor grave e sonnifero

Spargersi tutta; e così viva starsi

In arborea sembianza; e sentir spesso

Vicino il figlio garrulo e canoro,

Essa canape fatta, ei canneruolo;

Essa del figlio consolando i lai,

Esso a la madre rammentando il fallo,

Che in sì varia natura trasformolli:

Fin che la falce a lei tronchi le piante,

E metta in fuga lui dal grembo amato,

Che al caldo Austro a narrar voli i suoi casi.