CXXIX. A FRANCESCO CASSI.

By Vincenzo Monti

E te pur, dolce amico, e te pur prende

Del mio soffrir pietade: ed, in me fitto

Lo sguardo, mostri che il dolor ti fende

Di che misero io porto il cor trafitto.

Nè la virtù che agli altrui mali intende

In te si spense al meditar lo scritto

Del fiero vate, che in sentenze orrende

Di Farsaglia cantò l'alto delitto.

Tempri la tua pietà dunque il rigore

Di quei feroci sentimenti, e bello

In bei carmi ne renda anche l'orrore.

E diran tutti: — L'italo cantore

Vinse il latino: chè le Furie a quello

Fur Muse, e a te, leggiadro spirto, il core. —