CXXIX

By Giovan Battista Nicolucci

Salvar non mi potrai sotto il tuo scudo,

o pura fede, e rintuzzar gli sdegni

ch'al cor tremante e ignudo

drizzano il colpo crudo,

e di fermezza i manifesti segni

nel guardo suo non rimarran sì fermi

ch'ella da crudeltà nol tiri e fermi?

La pallidezza che l'instante morte

nei lunghi cavi de le gote imprime,

le luci orride e smorte,

le ciglia in sé ritorte,

e la voce che chiede e non s'esprime,

non potran far, i' non dico addolcire,

ma ritenerla sì che non s'adire.

Ah, spietata, mio amor, mia fé sincera,

questi occhi lassi, questa faccia afflitta

non vedi? Ah, dura e fiera

più che alpe, o scoglio, o fiera!

Oh oltre ogni altra in asprezze prescritta!

Tu di valor? Tu saggia? Tu gentile,

perfida? In tua beltà tu punto umile?

Da un morto e da un amante tuo leale

trar la vita ch'onor che pro ti fia,

crudel? Che ferir vale

di riforzato strale

chi mercé grida e disarmato sia?

A chi parlo? Ove son? Dove mi porta

del mio fiero dolor la cieca scorta?

Vattene, miser, pria che tu ti strugga,

e se in spirare o in piegar viso od occhi

non t'è benigna il lamentar trabocchi.