CXXIX.

By Luigi Tansillo

Più volte e più, Signor, m'avea già detto

Febo, de' fatti buoni e rei presago,

Che uscir dovea da l'occidente un vago

Sol, che al mio stil daria nuovo soggetto;

Ond'io, sperando al futuro diletto,

Del presente martir mi tenni pago.

Or, poi che non dal Gange né dal Tago

Uscito è il giorno che tanti anni aspetto,

Lasciando il ragionar d'occhi e di chiome,

Dal bianco Scita a l'Etiopo adusto

Vorrei portar la gloria del suo nome.

Ma, perché ciò non posso in questo angusto

Angol d'Italia, almen saprassi come

Voi sete il mio Mecena, egli il mio Augusto.