CXXV – Baldovini

By Giacomo Leopardi

Pur m'avete una volta,

Lodato il Ciel, da voi sbandito affatto;

Né più, sia notte o giorno,

Volete a verun patto

Che al vostro albergo io mi raggiri intorno.

Per me la porta è chiusa,

Il negozio è finito,

Spenta è la cortesia, morta è pietà;

E se il caso si dà,

Che in me cresca per voi d'amore il male,

Posso andare a mia posta a lo spedale.

Questi accidenti strani,

S'io fussi un uom collerico e irascibile,

O men del mondo e de le donne pratico,

Mi farian sciorre i bracchi, e darmi a' cani.

Ma, perch'io son flemmatico,

L'avermi a disperar stimo impossibile.

E benché il dar ne i lumi,

Chiamar crude le stelle, iniquo il fato,

Costume sia d'un amator sprezzato;

Ne le sventure mie

Non son per porre un tal concetto in opra.

Ch'hanno che far le nostre scioccherie

Colla gente di sopra?

Altri pensier che questi

Hanno in capo le stelle. Ed al destino

Penso che nulla importi

S'altri lo chiama autor del suo travaglio:

Ché degli asini al ciel non giugne il raglio.

Né men seguir l'esempio

Di certi amanti io voglio,

Che da l'amata lor mandati a spasso,

(Oltre al pianto e al cordoglio)

Chi vuol precipitarsi,

Chi tra l'acque annegarsi,

Chi con ferro omicida il seno aprirsi;

E cento appresso e mille

Strane pazzie, più che far, da dirsi.

Con questi io non m'impiccio;

Né per cagion sì lieve

In error caderei tanto massiccio.

So che non v'è maniera,

Per provar de la morte è buona o trista,

Di dar per alcun tempo

La propria vita in attual deposito;

Ché del morire al mondo

Usa una volta sol far lo sproposito:

E perché da tornar quassù tra' vivi

Un che crepa una volta

Più non trova il sentiero;

In vita mia vi giuro

Di non formar giammai simil pensiero.

E se ben m'udiste spesso

Dir: ben mio, voi sola adoro;

A ridur la cosa a oro,

Amo voi, ma più me stesso;

Né soffrirei, per dirla giusta, poi

D'oltraggiar me per far servizio a voi.

Da chi s'ama esser disgiunto

È un gran mal; ben me n'avveggio;

Ma, s'io pongo il caso in punto,

Il morir parmi assai peggio:

E chi privo non è di senno appieno,

De' due mali imminenti elegga il meno.

Dunque, senza pensarvi,

Eleggo a dirittura

Di campar quant'io posso,

Con tutti i mali ancora

E tutti i guai che son nel mondo, addosso.

E se taluno, a cui rassembra duro

L'esser da l'idol suo mandato sano,

In vari tempi e modi

Usa tant'arti e frodi,

Che gli rimbalza alfin la palla in mano;

In cercar simil cosa

Io, che son d'altra pasta,

Non vo' mettermi a risico

Di perder il cervello, o dare in tisico.

Ci ho studiato fin qui tanto che basta;

E ricolvo, a strigarla in due parole,

Di non voler anch'io chi non mi vuole.