CXXV
Questo che innanzi viene è carnovale,
e noi studianti di Parigi siàno
ch'a pietà mossi del suo grave male,
perché ragion pur vale,
la sua giusta difesa preso abbiàno;
ma perché non sie 'nvano,
vogliàn che 'l ver s'intenda
e 'l giorno suo a carnascial si renda.
Che 'l carnascial quest'anno avete errato
non sie chi se ne facci maraviglia;
e fals'è quel ch'avete celebrato
il martedì passato,
ché 'l vero carnasciale oggi si piglia:
a chi ben vi consiglia
crediate, perché abbiàno
squadrato il ciel coll'astrolabio in mano.
E' non aveva ancor fatto la luna
il dì che 'l carnescial facesti voi;
onde non piú ragione o scusa alcuna
vi resta salvo ch'una,
se d'accordo sarete oggi con noi;
agli astrolaghi poi
vostri date commiato,
ché gli hanno messo il fodero in bucato.
Siccome apertamente s'è dimostro,
e la ragion del taccuino appruova,
metter vogliànci tutto quanto il nostro,
accozzandol col vostro,
e star cogli altri strolaghi alla prova;
ma se rifarlo giova,
per certo egli è gran male
non far quando si debba il carnovale.
E però, donne, se prudenti siate,
sebben l'avete già fatto una volta,
dalla dottrina nostra ammaestrate
e del vero informate,
vi parrà buono il farlo un'altra vòlta:
ch'arete fatto còlta,
e sarà poi ognuno
più forte la quaresima al digiuno.