CXXV

By Berardino Rota

Scrivi d’intorno a la beata cuna

di tua man propria, o Phebo, in lettre d’oro,

come il bel parto fia pregio e thesoro

di natura, del mondo e di fortuna;

canta poi l’alte imprese ad una ad una

de gli avi regi, e l’uno e l’altro alloro

del chiaro padre che ’l fren pose al Moro,

e fé lunge scurar la mezza luna.

Spargivi sopra al fin con lieto aspetto,

poiché già dei la terra hoggi produce,

quante dal ciel mai gratie altrui spargesti.

Ma non rivolger gli occhi al casto letto

ove la bella e gran donna riluce,

ché l’opra nulla, e tu prigion saresti.