CXXVI. PER LONTANANZA DALLA MOGLIE.

By Vincenzo Monti

Che più ti resta a far per mio dispetto,

Sorte crudel? Mia donna è lungi; e io privo

De' suoi conforti, in miserando aspetto,

Egro qui giaccio, al sofferir sol vivo.

In chiusa parte ho i rai del giorno a schivo,

Tutto in lei fiso; ed altro al cor diletto,

Altro dolce non ho, che il fuggitivo

Fantasma, in sogno, dell'amato obbietto.

Mentr'io pasco di lui lo spirto oppresso,

Ecco pietosi, come il duol gli accora,

Gittarsi i figli nel paterno amplesso.

— Ah, che ingiusto è il lamento! io grido allora.

Se gioirmi di questi emmi concesso,

Più non mi lagno, e son beato ancora. —