CXXVI
Donne, la varietà de' vostri cuori
ci ha fatti diventare stampatori.
Facean quest'arte già gli antichi nostri,
e pel tanto variare
a tutte l'ór gli ornamenti vostri,
l'ebbono abbandonare:
così variando or torna, e noi pigliare
l'arte vogliàn de' nostri antecessori.
D'ogni sorte stampiàn fregi e balzane,
purché da far troviàno;
salvo che ci arriva nelle mane
qualche pannaccio strano,
allor piú volentier ci dondoliàno,
ché si fan volentieri i buon lavori.
Di belle stampe abbiàn, non molto usate,
di forti e fini acciai,
che se del getto lor la prova fate,
vi piaceranno assai;
conducon tosto e non falliscon mai,
che con buon ferri si fa pochi errori.
Molti che l'arte così ben non fanno,
se ne può mal fidare;
che 'n certi be' fregietti stianti fanno,
da fargli lor pagare;
ognun non sa con destrezza menare
la stampa ritta e non del segno fuori.
Se la fatica del nostro mestieri
saper da noi bramate,
questo bussetto che non è leggieri
con mano un po' tastate;
e se duo volte in qua e 'n là menate,
vedrete, ei vi trarrà de' sensi fuori.
E però, donne, s'alcuna di voi
gli accade il mestier nostro,
non togliete altri stampator che noi;
e come vi s'è mostro,
siàn buon maestri e riarete il vostro
più facil che con altri stampatori.