CXXVI

By Berardino Rota

Così la pianta cara a Venere, onde

triomphò morte e far più non poteo,

rinverdir veggia dal novello Egeo

che versa il duol per gli occhi vostri e fonde,

com’il signor che ’l mondo arde e confonde

solcar con toschi remi il mar mi feo,

non già perché la figlia di Peneo,

ma ché ’l mio crin negletta alga circonde.

Giovene antico, in cui Phebo ripone

alta speranza, assai torto vi pare

di me, che ’n tanta havete opinione.

Tal suol colui al qual di notte appare

terribil ombra, mentre a lei s’oppone,

con la man, col pensier, con gli occhi errare.