CXXVII. A VIOLANTE PERTICARI GIACCHI.
De' miei mali al pensier, che fiero il petto
M'ange e del peggio ancor tienmi in periglio,
Passo in pianto le notti; e stanco e stretto
D'amare stille alfin socchiudo il ciglio:
Ed ecco innanzi al doloroso letto,
Cheta cheta, in vestir bianco e vermiglio,
Farsi una donna di celeste aspetto;
Che per mano mi prende, e in dolce piglio
— Fa' cor, mi dice: l'Amistà son io,
Degli afflitti conforto; e a starti accanto,
Caro infelice, la Pietà m'appella, —
Tenera allor m'abbraccia e terge il pianto.
Fugge il sonno: apro gli occhi; e al fianco mio
La ritrovo seduta: e tu sei quella.