CXXVII. A VIOLANTE PERTICARI GIACCHI.

By Vincenzo Monti

De' miei mali al pensier, che fiero il petto

M'ange e del peggio ancor tienmi in periglio,

Passo in pianto le notti; e stanco e stretto

D'amare stille alfin socchiudo il ciglio:

Ed ecco innanzi al doloroso letto,

Cheta cheta, in vestir bianco e vermiglio,

Farsi una donna di celeste aspetto;

Che per mano mi prende, e in dolce piglio

— Fa' cor, mi dice: l'Amistà son io,

Degli afflitti conforto; e a starti accanto,

Caro infelice, la Pietà m'appella, —

Tenera allor m'abbraccia e terge il pianto.

Fugge il sonno: apro gli occhi; e al fianco mio

La ritrovo seduta: e tu sei quella.