CXXVII

By Domenico di Giovanni

Di qua da Quercia grossa un trar di freccia

Cominciaronsi i nugoli a cimare,

Ed Eolo sì forte a sospirare,

Che m'arrostìa del viso la corteccia.

Entravami per bocca nella peccia,

Ch'io non poteva le labbra serrare,

Onde mi bisognava sbombardare

Per la taverna, ch'esce in Vacchereccia.

La bocca, e 'l naso mi faceva un guazzo,

Ch'i diacciuoli mi fea tenere al mento,

Come tenea la barba il Baglion pazzo.

Le ciglia, e i nepitelli eran d'argento,

Talora un'occhio cieco, e un burlazzo,

Perché di neve me gli empieva il vento.

Questo era l'altro stento,

Ch'andando mi pareva ambiante il mulo,

E 'n su la sella mi trottava il culo.