CXXVIII

By Berardino Rota

Ahi, terreno sperar, come se’ vano,

come n’inganni, e come poni al fondo!

Ahi, fallace nemico instabil mondo,

come ne furi il ben tosto di mano!

Er’io già presso, onde non mai lontano

fui col pensero, al mio caro giocondo

albergo de le Muse, ov’ogni pondo

credea por giù del grave fascio humano,

quando fera tempesta il bel soggiorno

movendo scosse a terra, e i lauri e l’acque

vidi seccar che lo cingeano intorno.

Casa, con cui l’antico stil rinacque,

con cui morio, questo fu, lasso, il giorno

ch’al ciel ten gisti, e Phebo pianse e tacque.