CXXX – Frugoni

By Giacomo Leopardi

Nascondetevi, o vezzose

Pastorelle, quante siete:

Semplicette, non vedete

Chi vi spera incatenar?

Vien da l'Alpi quel pastore

Che per tutte sa languire,

E godendo di mentire,

Sa per tutte sospirar.

Linco è il nome ch'ebbe in sorte:

Nome noto a quante belle

Vanno a pascere le agnelle

Su la Trebbia e in riva al Po.

Egli crebbe come cresce

Lungo pino in alto monte:

Da le fasce, in bruna fronte

Nero crine dispiegò.

Fu suo studio e suo costume

Mutar spesso cielo e lido:

Egualmente a tutte infido,

Egualmente lusinghier:

Incapace di costanza:

Quel che dice a Clori, a Fille,

Lo ridice ad altre mille;

Solo intento al suo piacer.

Dice a Clori: mai non vidi

Più bel collo, e più bel ciglio:

Perde il latte e perde il giglio

Uguagliato al tuo candor.

Dice a Fille: mai non arsi

Per occhietti più vivaci:

Solo in questi le sue faci,

Per mia pena, accese Amor.

Così, ricco di menzogne,

Va cercando chi gli creda;

Come instabile la preda

Cacciator cercando va.

Non è povero di lodi:

Ne sa dar quante conviene:

Sa che son dolci catene

Per legare ogni beltà.

Accusato, non sol pronte

Ha sul labbro cento scuse,

Ma ritorcer sa l'accuse

Sul sorpreso accusator;

E rivolgere s'ingegna

In suo merito il delitto:

Né qual volto, sempre invitto,

Teme assalto di rossor.

Se bellezza da la cuna

Non gli fe di sé gran parte,

Consigliarsi sa con l'arte,

E il compenso rinvenir.

Lo vedrete sempre in chiome

Odorose, innanellate,

Ed in vesti sempre ornate,

Tutto vago, comparir.

Ninfe belle, se vi parla,

Se vi prega e vi lusinga,

Ah per lui mai non vi stringa

Vano affetto di pietà.

Rimandatelo deriso,

E sbandito dal cor vostro,

A i suoi monti, come un mostro

Di scoperta infedeltà.