CXXX – Frugoni
Nascondetevi, o vezzose
Pastorelle, quante siete:
Semplicette, non vedete
Chi vi spera incatenar?
Vien da l'Alpi quel pastore
Che per tutte sa languire,
E godendo di mentire,
Sa per tutte sospirar.
Linco è il nome ch'ebbe in sorte:
Nome noto a quante belle
Vanno a pascere le agnelle
Su la Trebbia e in riva al Po.
Egli crebbe come cresce
Lungo pino in alto monte:
Da le fasce, in bruna fronte
Nero crine dispiegò.
Fu suo studio e suo costume
Mutar spesso cielo e lido:
Egualmente a tutte infido,
Egualmente lusinghier:
Incapace di costanza:
Quel che dice a Clori, a Fille,
Lo ridice ad altre mille;
Solo intento al suo piacer.
Dice a Clori: mai non vidi
Più bel collo, e più bel ciglio:
Perde il latte e perde il giglio
Uguagliato al tuo candor.
Dice a Fille: mai non arsi
Per occhietti più vivaci:
Solo in questi le sue faci,
Per mia pena, accese Amor.
Così, ricco di menzogne,
Va cercando chi gli creda;
Come instabile la preda
Cacciator cercando va.
Non è povero di lodi:
Ne sa dar quante conviene:
Sa che son dolci catene
Per legare ogni beltà.
Accusato, non sol pronte
Ha sul labbro cento scuse,
Ma ritorcer sa l'accuse
Sul sorpreso accusator;
E rivolgere s'ingegna
In suo merito il delitto:
Né qual volto, sempre invitto,
Teme assalto di rossor.
Se bellezza da la cuna
Non gli fe di sé gran parte,
Consigliarsi sa con l'arte,
E il compenso rinvenir.
Lo vedrete sempre in chiome
Odorose, innanellate,
Ed in vesti sempre ornate,
Tutto vago, comparir.
Ninfe belle, se vi parla,
Se vi prega e vi lusinga,
Ah per lui mai non vi stringa
Vano affetto di pietà.
Rimandatelo deriso,
E sbandito dal cor vostro,
A i suoi monti, come un mostro
Di scoperta infedeltà.