CXXXI

By Lorenzo de' Medici

Un acerbo pensier talor mi tiene

e prende sopra gli altri signoria:

se dura, io moro, e s'io lo caccio via,

un'altra volta con più forza viene.

Dicemi esser fallace ogni mia spene,

l'amor, la fede della donna mia;

narra i vaghi desir', quali ebbi pria

che Amor ponessi in lei tutto il mio bene.

Pensando a questo, Morte per ristoro

chiamo, e pietosa mi udirebbe allora:

ma Amor, che sa quanto a torto io mi doglia,

mi mostra que' belli occhi, e innanzi a loro

fugge ogni rio pensiero, ogni mia doglia,

come tenebre innanzi della aurora.