CXXXII. PER UN DIPINTO DELL'AGRICOLA RAPPRESENTANTE LA FIGLIA DEL POETA.
Più la contemplo, più vaneggio in quella
Mirabil tela: e il cor che ne sospira
Sì nell'obbietto del suo amor delira,
Che gli amplessi n'aspetta e la favella.
Ond'io già corro ad abbracciarla. Ed ella
Labbro non move, ma lo sguardo gira
Ver me sì lieto che mi dice : “Or mira,
Diletto genitor, quanto son bella”.
“Figlia, io rispondo. d'un gentil sereno
Ridon tue forme: e questa imago è diva
Sì che ogni tela al paragon vien meno.
Ma un'imago di te vegg'io più viva,
E la veggo sol io; quella che in seno
Al tuo tenero padre amor scolpiva”.