CXXXIII – Metastasio

By Giacomo Leopardi

Grazie a gl'inganni tuoi,

Al fin respiro, o Nice;

Al fin d'un infelice

Ebber gli Dei pietà.

Sento da' lacci suoi,

Sento che l'alma è sciolta;

Non sogno questa volta,

Non sogno libertà.

Mancò l'antico ardore:

E son tranquillo a segno

Che in me non trova sdegno

Per mascherarsi, amor.

Non cangio più colore

Quando il tuo nome ascolto;

Quando ti miro in volto,

Più non mi batte il cor.

Sogno, ma te non miro

Sempre ne' sogni miei;

Mi desto, e tu non sei

Il primo mio pensier.

Lungi da te m'aggiro

Senza bramarti mai;

Son teco, e non mi fai

Né pena né piacer.

Di tua beltà ragiono,

Né intenerir mi sento;

I torti miei rammento,

E non mi so sdegnar.

Confuso più non sono

Quando mi vieni appresso:

Col mio rivale istesso

Posso di te parlar.

Volgimi il guardo altero,

parlami in volto umano;

Il tuo disprezzo è vano,

È vano il tuo favor:

Ché più l'usato impero

Quei labbri in me non hanno,

Quegli occhi più non sanno

La via di questo cor.

Quel che or m'alletta o spiace,

Se lieto o mesto or sono,

Già non è più tuo dono,

Già colpa tua non è:

Ché senza te mi piace

La selva, il colle, il prato;

Ogni soggiorno ingrato

M'annoia ancor con te.

Odi s'io son sincero:

Ancor mi sembri bella;

Ma non mi sembri quella

Che paragon non ha.

E (non t'offenda il vero)

Nel tuo leggiadro aspetto

Or vedo alcun difetto,

Che mi parea beltà.

Quando lo stral spezzai,

(Confesso il mio rossore)

Spezzar m'intesi il core,

Mi parve di morir:

Ma per uscir di guai,

Per non vedersi oppresso,

Per racquistar se stesso,

Tutto si può soffrir.

Nel visco in cui s'avvenne

Quell'augellin talora

Lascia le penne ancora,

Ma torna in libertà.

Poi le perdute penne

In pochi dì rinnova;

Cauto divien per prova,

Né più tradir si fa.

So che non credi estinto

In me l'incendio antico,

Perché sì spesso il dico,

Perché tacer non so:

Quel naturale istinto,

Nice, a parlar mi sprona,

Per cui ciascun ragiona

De' rischi che passò.

Dopo il crudel cimento,

Narra i passati sdegni,

Di sue ferite i segni

Mostra il guerrier così.

Mostra così contento

Schiavo che uscì di pena,

La barbara catena

Che trascinava un dì.

Parlo; ma sol, parlando,

Me soddisfar procuro:

Parlo; ma nulla io curo

Che tu mi presti fe:

Parlo; ma non dimando

Se approvi i detti miei,

Né se tranquilla sei

Nel ragionar di me.

Io lascio un'incostante,

Tu perdi uncor sincero:

Non so di noi primiero

Chi s'abbia a consolar.

So che un sì fido amante

Non troverà più Nice,

Che un'altra ingannatrice

È facile trovar.