CXXXIII

By Giovan Battista Nicolucci

Ch'io debbia, ahimè, miseramente uscire

di questa vita che in estremo langue,

e che costei, più cruda assai ch'un angue,

qual sia l'animo suo non m'abbia a dire?

Non vo' che per pietà del mio martire

la viva morte mia le mova il sangue;

ch'io son sì ributtato e così essangue

che non n'ho speme, no, né pur desire,

ma il refrigerio, che bramato avrei

nel profondo del tanto aspro cordoglio,

era perir per suo voler espresso.

Deh, perché a me da troppa doglia oppresso

non rispos'ella, quando i' dissi a lei:

- Volete voi ch'io mora? - - Sì, che voglio -?