CXXXIII

By Auteur inconnu

Donne, noi siàn mercatanti

che vegnàn di stran paesi;

se prendete nostri arnesi,

siàn contenti tutti quanti.

Se volete una catena,

noi n'abbiàn d'oro e d'argento;

se 'l sapessi, egli è gran pena,

chi d'amor è mal contento!

Ma 'l piacere è 'l metter drento

e far pian ché non si stianti.

Se volessi un bell'anello,

io ve ne faccio un presente:

è 'l piú grosso e il piú bello

alle donne il piú piacente;

come una donna il sente,

lascerebbe il ciel co' santi.

Se volessi paternostri,

io vi darò questa vesta;

purché siate a' piacer nostri,

Frate Bartol fa gran festa;

poi si caverà di testa

e farà di belli fanti.

Se volessi delle perle,

grosse son d'ogni misura;

le son buone al cento pelle,

fan gagliarda la natura;

deh, non abbiate paura,

sentirete i dolci canti.

Noi abbiàn un bell'uscello

destro piú ch'una bertuccia;

egli è grosso, bianco e bello:

chi lo tocca alfin si cruccia,

poi sta ritto senza gruccia,

e sa far di dolci canti.

Donne, questa è la ricetta

a chi volessi far de' maschi;

deh, prendetela con fretta,

ognuna di voi si paschi:

non bisogna altr'erba o 'mpiaschi

se non star co' sua amanti.

Donne, chi sente d'amore,

prenda delle nostre cose:

le son tutte pien d'odore

di viole, gigli e rose,

e son buone per le spose

a far lieti i loro amanti.