CXXXIV

By Giovan Battista Nicolucci

Detto m'avesse almen: - Vo' che tu mora;

ho in odio che tu viva;

grato ho il duol che t'accora-

o qualche altra parola in tutto priva

d'ogni clemenza, tal che l'alma ria

si fosse mostra del mio viver schiva

e desïosa de la morte mia,

che più che vita avrei tal morte in pregio.

Ma s'obedirla ai cenni suoi mi pregio

che cercar altro? Non m'ha fatto certo

de l'indurato cor? Non m'ha scoperto

che s'avede ch'io pero e che il consente?

Se gli atti son palesi

ch'accade che palesi

più con la voce la sua chiara mente?

Se la mia sorte acerba

non ha voluto mai che in cosa alcuna

i' possa compiacer questa soperba

servirolla in quest'una:

ch'o mi morrò, né di morir mi dole,

poich'ella per cui vivo, a cui si serba

quanto viver potrei, morto mi vole.