CXXXIV
Non ci piace il lavorare
di legname seta o lana:
ogn'altr'arte ci par strana
fuor che questa del toccare.
Sol chi perso ha 'l gusto vile
reputiàn ch'è toccatore;
l'è quant'altra oggi gentile,
e può ir per la maggiore:
chi non fa, fa per timore,
poi non sa ciascun toccare.
Chi non è impronto o 'mportuno,
né' suo' tocchi ben comparte,
toccherà pochi o nissuno;
piuttosto usi in altra parte;
non si vuol mai di sua arte
(gli è proverbio) vergognare.
Chi non fugge e fassi innanzi,
che ce n'è assai di coloro,
gli tocchian tutti dinanzi:
van le cose al luogo loro;
puossi a gitto di costoro
otto e dieci il dì toccare.
E perché spesso è qualcuno
che, com'altri il tocca, schizza;
sempre, come tocchiàno uno,
duo in un tratto se ne rizza:
abbia pur un, s'e' s'ha stizza,
se gli abbassa nel toccare.
Usiàno anche starci cheto
d'un rapporto, s'è 'mportante;
s'un ci dà qualcosa dreto,
com'è tócco in quello stante,
l'uom diventa poi cessante,
s'un si lascia trasandare.
Donne, avendo da noi paura
esser tocche, al tutto caschi:
ci è la legge, uso e natura
non toccar mai se non maschi;
sol da lor par venga e naschi
fondamento del toccare.
Sempre in punto ascoso sotto
più d'un terzo d'aste abbiàno:
questa in man presa di botto,
per toccar fuor la caviàno,
tanto dreto a un po' diàno,
che si compia di toccare.
Bench'a noi sia comportato,
nessun cerchi sciôr tal nodo;
chi non è matricolato,
la gabella paga e 'l frodo:
massime oggi è scarso il modo
di potersi scapolare.