CXXXIX

By Pietro Bembo

Signor, poi che fortuna in adorarvi,

quant´ella possa, chiaramente ha mostro,

vogliate al poggio del valor col vostro

giovenetto pensero e studio alzarvi.

Ratto ogni lingua, se ciò fia, lodarvi

udrete, e sacreravvi il secol nostro

tutto ´l suo puro e non caduco inchiostro,

per onorato e sempiterno farvi.

Ambe le chiavi del celeste regno

volge l´avolo vostro, e Roma affrena

con la sua gran virtù, che ne ´l fe´ degno.

La vita più gradita e più serena

ne dà virtute, caro del ciel pegno:

di vile e di turbato ogni altra è piena.