CXXXIX

By Berardino Rota

Imagin bella che mi stai nel core

qual radice di quercia in sasso alpino

profonda e fissa, angelico divino

sguardo che novo aggiungi al sole honore,

degna le notti mie del tuo splendore

per contrastar col mio duro destino,

e prega Dio che più rapido e chino

ne corra il tempo, e più veloci l’hore;

sì che ratto quest’alma a te ne vole,

qual da gabbia augellino, ove non mai

cantò lontan da la compagna amica;

o s’apra il petto ove risplendi e stai,

sì che la vista tua l’occhio console,

così come il penser pasce e nutrica.