CXXXV

By Berardino Rota

Ben sono io senza il mio perduto bene

arida tronca selva, inutil felce,

assetato ruscel, folminata elce,

deserto campo d’infelici avene;

ben son io, senza lui, dove Pirene

alza più il corno rotta ignobil selce;

ma poiché ’l dolor vince e ’l fato dielce,

che altro mai che lagrimar convene?

Né fia novo però, ch’anchor un sasso

stillò lagrime un tempo: e s’io rimango

selce, piangerò selce i dolor miei.

Niobe, tu piangesti altri; ad un passo

gir non puoi meco, e ben ceder mi dei,

poi che me stesso eternamente io piango.